postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 19:06
01/07/2008

Capita di avere all'attivo un mosaico di EP che messi insieme formano un album particolare che più che un best of è la prova del nove per un full lenght a tutti gli effetti: succede così per il duo di polistrumentisti bresciani Le Man Avec Les Lunettes con il loro disco "?".

Effetti sinth e ruvidezza pastosa associata a fascinazioni acustiche in down tempo, chitarra acustica e piano solo si fondono insieme in un mix che lascia fiorire un twee pop che ricorda un tono asprigno come le poco battute piste di Beatles For Sale ma affiorano alla mente anche i Flaming Lips e tonalità sgargianti da plasticosi Supergrass e un po' dandy in stile Divine Comedy con qualche cristallizzazione alla Sgt Pepper's ma sempre e comunque con un interpretazione dalla teatralità ora distaccata e ora canzonatoria un po' da Damon Albarn. Costruzioni sonore non scontate, sempre piacevoli e all'altezza di un portamento ingegnoso e accattivante.

Il risultato è interessante se alla loro arte si fa strada una lista di concerti in giro tra Svezia, Francia, Svizzera e Danimarca con tanto di disco distribuito dall'etichetta americana Old Gold Records oltre che dalle italiane Myhoney Records e Zahr Records.

Disco indubbiamente variegato ed eterogeneo dall'inguaribile tocco british - vintage per un suono "che viaggia" sempre e comunque.

Simpatico e vivace con le prime note di brani come Sybil Vane e Again Again ma che si fa soprattutto notare in quelle sue sonorità più indovinate come in The Dogsitter e per la trascinante Victorian Swimming Pool (che potrebbe dire molto sull'evoluzione di questi artisti) .
Eppure, malgrado le sembianze da un'orda semi- power pop da mille merletti dai colori sgargianti, questo "?" crea un velo di introspezione e meditazione dall'amalgama molto evidente, incredibilmente romantica come Tennis System & Its Stars e vere e proprie ballate come Wimbledon e la malinconica For A Lover.

Eppure si sente che da un momento all'altro può esplodere ancora di più, Les Men Avec Les Lunettes, sta lievitando, basta smussare qualche piccolezza per diventare perfetto…

2007 - My Honey Records/ Zahr Records.

►TRACKLIST

1. Sybil Vane
2. Again Again
3. Tennis System & Its Stars
4. Give Her Some Flowers
5. The Dogsitters
6. A Tea At The Station
7. Wimbledon
8. For A Lover
9. Venice
10. Our Driver Goes Fast
11. Hallo
12. Victorian Swimming Pool

►DISCOGRAFIA ESSENZIALE

? - (2007)

 

►LE MAN AVEC LES LUNETTES SONO:

Alessandro Paderno:chitarra/voce/synth
Fabio Benni:voce/organo/synth

● ELEMENTI AGGIUNTIVI:

Daniela Savoldi:violoncello
Giorgio Marcelli:basso
Ombretta Ghidini:chitarra/piano/voce
Simone Gelmini:batteria/gloeckenspiel

►PER ASCOLTARLI:

http://www.myspace.com/occhialuto
http://www.lastfm.it/music/Le+Man+Av ec+Les+Lunettes
 


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categoria : elettronica, downtempo, > le man avec les lunettes, twee pop

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 12:32
13/06/2008

Chi sono i Lingalad? Domanda squisitamente allettante che svela un percorso tutto da scoprire: una concept band di Bergamo in versione "gruppo famiglia" nota in Italia fino in Canada per il suo focus artistico dapprima tolkeniano e poi fantasy artisticamente più personale.
Bastano le rime dei versi del Signore Degli Anelli per fare dell'ermeneutica di Tolkien un linguaggio - musica del tutto affascinante e unico, ma l'evoluzione può attuarsi senza sminuire l'incanto: cantiche pastorali, bucoliche lirismi elfici e fantasie da menestrelli altisonanti o cantastorie della natura.

Ben noti alla "stampa che conta" (Corriere Della Sera, La Repubblica, Panorama, Rai, etc) questi Lingalad, ma anche fermamente decisi a rimanere nella sfera discografica dell'autoproduzione per antonomasia.
Un piede sotto i riflettori e l'altro nella placenta benevola della nicchia: insomma, tutto è congeniale ad una dimensione da Terra di Mezzo tra il successo e il sottobosco. Maîtres à penser nel panorama della musica fantasy a livello mondiale anche con concerti oltreoceano, i Lingalad si possono inserire in un genere folk progressive con una folta amalgama di strumenti a corda ricercati come ghironde e bouzuki accanto inserti flautistici dalle influenze andine e intimiste che all'orecchio ricordano i Pentangle, gli Steeleye Span e qualche folgorazione da Jethro Tull che con la voce di un "bardo - poeta" come Giuseppe Festa riescono a fiorire mood dalla sensibilità a fior di pelle.

E se è già tempo di best of per incarnare la crescita musicale nata con Tolkien e proseguita per vie del tutto personali, per festeggiare una carriera fittissima e rocambolesca dal 1999 al 2007, ad un cd riassuntivo di ben 22 brani, si associa anche il ricchissimo corollario di un libro particolare "La Musica dei Lingalad da Tolkien ai Segreti della Natura". A curarlo è il giornalista musica Donato Zoppo in uno stile tutto particolare, verrebbe da dire "corale": non una semplice monografia sul gruppo ma un ingegnoso grandangolo accomodante sull'intero vademecum della cosmogonia tolkeniana trasversale al corpus di opere del grande maestro JRR , ai concept musicali dagli anni 60'-70' dedicati al genere fino alle recenti produzioni progressive e metal, senza nemmeno dimenticare i tributi tolkeniani italiani come la Sinfonica Tolkeniana di Edoardo Volpi Kellermann e ovviamente non può mancare nemmeno lo spunto per uno spirito critico su Peter Jackson: un contesto che gradevolmente plana tra la conoscenza della band in una biografia atipica e curiosa dove ormai il terreno è spianato per approfondire l'universo Lingalad attraverso critica musicale, stralci di diario della band e un folto album fotografico attraverso ricordi, sensazioni, retroscena interamente a colori. Un viaggio tutto da scoprire pieno di sorprese. Un libro che dovrebbe essere un cult per gli amanti del fantasy con mille cassetti pieni di sorprese e per chi ancora non conosce i Lingalad, questo libro sarà un'ottima guida per prenderne subito familiarità e appassionarsene.


►L'INTERVISTA A DONATO ZOPPO

1. Si può dire, che il tuo libro sui Lingalad è nato quasi per caso. Avresti dovuto curarne l'introduzione, ma poi la prospettiva si è allargata, come è scattata questa scintilla?

DZ: La scintilla è alla base del nostro rapporto, e ancora oggi nelle numerose presentazioni che facciamo, ci sono continue scintille creative, un feeling profondo che prosegue imperterrito. I ragazzi mi proposero di firmare un'introduzione, poi il rapporto è cresciuto, loro hanno capito il mio slancio verso la loro musica, io ho voluto sempre di più approfondire questo percorso tra folk e fantasy, e allora abbiamo fatto il grande salto!

2. Oltre alla tua attività di giornalista musicale non dimentichiamo il tuo libro Altre Storie - La Compagnia dell'Anello di tolkeniana memoria che quindi non ti lascia scoprire impreparato in materia. Dunque quando hai cominciato a stendere il tuo libro sui Lingalad avevi già una mappa concettuale da seguire. Ci spieghi come ti è nato la spunto di un'impostazione così ricca e trasversale?

DZ: Avevo scritto un saggio per il libro sulla compagnia dell'anello spinto da due motivazioni. La prima era legata ad un'esigenza - che mi porto dietro da quando scrivo - di fare giustizia, di dare un mio contributo alla storia di un gruppo storico ma, purtroppo, poco noto e snobbato per motivi legati alla loro adesione agli ideali della destra extraparlamentare. Il secondo motivo è legato ad una sfida: io sono un "anarchico metafisico", e ho voluto comprendere cosa spingeva in anni "rossi" una band ad abbracciare un pensiero "scomodo" e difficile. Per i Lingalad è stato un po' diverso: mi sono innamorato della loro musica, ho voluto approfondire il loro legame con il mondo della fantasy e di tolkien, un mondo che qualche anno fa avevo seguito ma che purtroppo avevo lasciato, preso da altri interessi e in cammino su altre vie.
L'impostazione del libro è stata obbligata, nel senso che c'era una storia da raccontare, con interventi di amici e addetti ai lavori, ma ho voluto concepirla come un racconto, che ben si addice all'indole da cantastorie di Giuseppe e i suoi.

3. Sei sempre stato un segugio nello scovare talenti musicali interessanti, ma stavolta, per i Lingalad, la tua "compagna di viaggio" Elena Biagioni ti ha preceduto. Cosa ti ha colpito nel tuo primo approccio con la band di Giuseppe Festa?

DZ: Il primo cd che ho amato dei Lingalad è stato "Il canto degli alberi", interamente strumentale, che mi ha letteralmente stregato. Poi è nato l'amore per gli altri dischi, ma il colpo di fulmine è scattato sull'onda emotiva di queste tenui trame strumentali, della malinconia e della gioia che questi brani sanno sprigionare, della leggerezza che non è mai banalità, delle melodie che vengono da lontano e vanno ancora più lontano...

4. Certo, la sfera tolkeniana è un micro cosmo tutto particolare, ma questo piede nell'autoproduzione accanto ad una cassa di risonanza importante, cosa ci lascia prospettare? Si può dire che in qualche modo, essere un artista indipendente può essere comunque un trampolino di lancio se ce meritocrazia?

DZ: Ammiro i Lingalad per la loro strenua difesa dell'indipendenza e dell'autoproduzione. E' vero che inizialmente hanno goduto di una grossa esposizione grazie alla "moda tolkieniana", ma hanno avuto anche l'audacia di lasciare il mondo fantasy per spingersi su temi naturalistici, e questo è stato un passaggio molto importante e coraggioso. Sono d'accordo con te, emergere per un artista indipendente può essere molto difficile - se non impossibile - ma alla lunga la costanza e la tenacia premiano, e i Lingalad lo dimostrano.

5. Tu che spesso viaggi per lavoro, la geografia musicale dell'Italia indipendente la conosci, di Bergamo che impressione hai in generale?

DZ: Bergamo è una città storica del jazz italiano e ancora oggi ci sono ottimi musicisti di area jazz-fusion che si esibiscono molto spesso. Ti segnalo anche un nutrito drappello di formazioni di area progressive: i Malaavia, la Torre dell'alchimista, gli storici Minstrel, i Modal Sound Trio. E poi un grandissimo vocalist che si chiama boris Savoldelli, talento inctredibile, che suona spesso con quell'altro geniaccio del sax che è Joe La Viola. insomma, c'è un bel fermento!

6. E per concludere, se dovessi scattare una snapshot della tua esperienza legata ai Lingalad?

DZ: Una in particolare non ce l'ho, ma ricordo con immenso piacere tutte le presentazioni che abbiamo fatto, perchè alla fine ci si diverte, si sta bene insieme, si parla, si suona e si sogna. Devo però ringraziare i Lingalad perchè grazie a loro ho scoperto e riscoperto molte cose importanti, alcune delle quali sono davvero difficili da dire... Grazie Lingalad! E grazie a te chiara per l'attenzione che hai rivolto alla mia modesta opera.

► CREDITS:

DONATO ZOPPO (Salerno, 1975): giornalista musicale e incorreggibile divulgatore di rock progressivo, jazz e musica di confine, scrive per testate come Wonderous Stories, Le Vie Della Musica e L’Idea.

È tra i fondatori del popolare portale MovimentiProg, è responsabile musica del free-magazine romano Metromorfosi, è conduttore del popolare radio-show Rock City Nights. Dal 3 marzo 2008 ogni giorno, alle 8.45 (in replica alle 23.45), Radio Città trasmette la sua rubrica quotidiana di musica A Day In The Life. Dal suo progetto TranSonanze, un ciclo di presentazioni di libri di argomento musicale in libreria, è nato l'omonimo blog, dedicato alla presentazione dei più interessanti libri musicali.

Ha scritto Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico (Editori Riuniti 2006), ha partecipato ai volumi Racconti a 33 Giri - 50 Album per Scoprire il Rock Progressivo Italiano (2003), Altre Storie - La Compagnia dell'Anello (2006) e 100 dischi ideali per capire il rock, curato da Ezio Guaitamacchi (Editori Riuniti 2007). Alla fine del 2007 esce per la Bastogi il suo nuovo libro: La Musica dei Lingalad - da Tolkien ai Segreti della Natura.

Scrive racconti zen, collabora alle produzioni della Vocidentro Films del regista Umberto Rinaldi, dirige l’ufficio stampa Synpress 44.

Il suo blog di comunicati e news di argomento musicale è:

Tabacchi e Tarocchi

Il suo nuovissimo blog è ricco di consigli musicali, infatti:
Chi va con lo Zoppo... ascolta buona musica!

contact: http://www.myspace.com/donatozoppo

►PER SCOPRIRE I LINGALAD:

www.lingalad.it
www.myspace.com/lingalad
 

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 21:45
09/06/2008

I passi del cinema muto, le corse della Nouvelle Vague in quell'epicità stilizzata da visi di porcellana in bianco e nero, le creature di Tim Burton e la più vivida Arancia Meccanica: è la perturbazione della fisionomia immaginifica degli Oniric nel seme ancestrale alla base di Boulevard Cinema: concept - EP nato dal duo beneventano di Gianpiero Timbro (voci, chitarre, basso, batteria e testi) e Carlo De Filippo (sinth e tastiere).

Eterei, delay e chiaramente onirici.
Forte la demarcazione avant guard, magari accattivante per i canoni della scena indipendente tedesca della
Prophecy Productions(e non a caso torna in mente Undressed Momentodei romani Klimt 1918). L'effetto dimensionale è profondamente interiore in quel mood da portamento elegante tutto da scoprire che ama l'amalgama acustica alla chitarra fino a schiarirsi nei rivoli folk rock ammiccando, perché no, ad un alone progressive e uno spettro new wave.

Gli Oniric fermentano in atmosfere palpabili dalla vena dark - progressista incline a tinte da favola nera tanto amate da Robert Smith, da Dustin O'Halloran dei Devics e dai più vicini …A Toys Orchestra", colpisce l'evoluzione sonora dal gotico all'acustico più intimista in un'enfasi progettuale raffinata e molto personale, a tratti perfetta per un velo da soundtrack che ricorda la fabula melodica del pianoforte di Yann Tiersen e i rarefatti suoni pulp di Rob D.: tutto è il risultato di una maggiore concentrazione: in principio fu il sapore da ballata cominciato nel demo Suggestioni(2006) poi proseguito con due singoli come Detroy Paranoia al fianco della vocalist Simona Giusti e Blessing, due brani tanto potenziali da lasciare già il segno di un suono che già è inconfondibile sia nelle atmosfere che nella composizione.

Stupendo il tappeto melodico di Carlo De Filippo dalle incursioni più classiche in downtempo alle infiltrazioni sinthy come negli affreschi sonori del preludio di Le Petit Acteur e Boulevard Cinéma, che già scoprono l'intenzione di un lavoro arrivato ad una concezione più matura ma allo stesso tempo alla ricerca di nuove strade con quell'effetto studio che smussa una propensione alla fascinazione da drum machine che osa (con successo) un climax più increspato come in Leitmotiv Zarathustra e in Stanley Kubrick che ben rendono il riassunto di un concept nel concept, pensiamo ad esempio all'impianto melodrammatico degli "Yes Sir, No Sir" citati così profondamente calati nel personaggio di Alex di Arancia Meccanica.

Un EP di diapositive melodiche affascinante e pregnante, originale e calato in una dimensione meta - artistica che ama la trasversalità con il visual effect, nella scrittura che allude al figurativismo, agli effetti degli Oniric in versione live.

E per i tempi a venire, s'intende che la strada al primo full lenght è spianata...

2008 - unsigned

TRACKLIST

1. Le Petit Acteur (prelude)
2. Boulevard Cinéma
3. Leitmotiv Zarathustra (prelude)
4. Stanley Kubrick

DISCOGRAFIA

Suggestioni ( unigned 2006, EP)
Detroy Paranoia (unigned 2006,singolo)
Blessing (unigned 2007,singolo)
Boulevard Cinéma (unigned 2008,singolo)

GLI ONIRIC SONO

Carlo De Filippo: keyboards, synths
Gianpiero Timbro: vocals, guitars, drums, bass, lyrics

Guest musician:Simona Giusti: vocals, acoustic guitar, laptop, tambourine

Sounds and VJ set:Tony B. Art, Music and Video

►LINK:

www. oniricband. org
www. myspace. com/oniricband
http://www.youtube.com/watch?v=LwvtjHgSwmQ

►L'INTERVISTA


1. Constatazione d'obbligo: quando c'è un concept c'è sempre una forte struttura di Pensiero alla spalle. Come nasce l'intento di un connubio tra musica e la filosofia estetica delle atmosfere - gotha di un certo spessore cinematografico?

Nel nostro approccio reminiscente il Cinema si rivela un ottimo strumento per rievocare emozioni apparentemente svanite. Il piacere della riscoperta o semplicemente della conoscenza di cose esistite in passato è un elemento scopribile attraverso la macchina da presa, attraverso artisti in cui ritroviamo lati del nostro carattere.

2. All'infuori del progetto Oniric, ognuno di voi ha avuto una strada musicale tutta sua.
Gianpiero, tu provieni dai
Sonoria, e la tua attitudine polistrumentista ti ha fatto passare dalla batteria alla chitarra come strumento principale, ci puoi spiegare come è cambiata la tua visione artistica? D'altraparte, anche i tuoi progetti da solista come Declino Di Transizione segnano ancora un altro percorso…

La mia creatività è venuta fuori gradualmente fino ad arrivare agli Oniric e successivamente a GianVigo. E' stata un'evoluzione naturale. Declino di transizione rappresenta un periodo particolare della mia vita, in cui mi sono spostato di più verso altri tipi di sonorità. Ma quasi subito sono tornato ad esprimermi attraverso sonorità più eteree. ( Vedi The sky is so far away, La quiete, Galaxy e-bow ).

3. Carlo e per te? Si può dire che il progetto Oniric sia il crocevia tra la musica classica in purezza e l'attitudine metal della tua ricerca artistica al fianco dei Drammagothica in chiave metal? Spiegaci meglio…

Non sarebbe proprio giusto definirlo un crocevia perchè mai è stato quello l'intento. Le sonorità gothic riscontrabili in Oniric sono di stampo diverso rispetto a quelle di dovere dei Drammagothica, in quanto nel primo caso esse si estendono in uno spazio abbastanza indefinito, in totale naturalezza, senza le dettate restrizioni che i canoni impongono.

4. Nascete come duo ma al vostro fianco la featuring con Simona Giusti ha avuto comunque un incidenza particolare. Come è affiorata la sua collaborazione?

E' affiorata così silentemente che neanche abbiamo avuto modo di accorgercene, la ricordiamo ancora 12enne con il suo 'la la la la' che girava per la nostra sala prove imparando a memoria tutti i nostri pezzi. Ed eccola sui palchi con noi ora ... ;)

5. I testi dei vostri brani hanno un fascino particolare, specialmente in Boulevar Cinéma è come se avessero un blocco immagine incorporato. Qual è la placenta della loro creazione?

I testi provengono da un'idea di fondo che viene adattata alla musica e che ne costituisce l'embrione. Sono sensazioni comuni che vengono trasmesse attraverso il rievocare vecchie cose. Le tematiche affrontate sono del tutto spontanee, sono trattate da flussi di pensiero continui.

6. L'infiltrazione di un varco musicale che sperimenta la drum machine sembra assecondarvi. Se questa ricerca continuerà, questo nuovo elemento come potrebbe modellarvi?

Non ci preoccupiamo se un giorno dovessimo continuare ad usare la drum machine o meno, non vogliamo imporre ciò a noi stessi. Se i pezzi dovessero richiederla ben venga, sicuramente ne verrebbe fuori una linea onirica 'movimentata'.

7. I visual effect da dj set accompagnano spesso le vostre esibizioni fino a diventare parte integrante della vostra arte. A monte, come è nata questa idea?

A monte vi è sempre la voglia di rievocare qualcosa che vagamente ricordiamo del nostro passato, come ad esempio la visione di un film; a ciò si aggiunge la voglia di rievocare anche un passato non propriamente nostro e cercare di riviverlo con fotografie e filmografia d'epoca. Associare questi elementi con la nostra musica è sicuramente sinonimo di una volontà di espressione che scende fino in fondo. Così come il cinema per completarsi ha bisogno della musica, riteniamo che anche quest'ultima, per rendere al meglio nel nostro approccio ha bisogno delle immagini.

8. Live ma anche atmosfere studio, Gianpiero, tu dici che gli Oniric raggiungono il loro zenith soprattutto in studio. Ci spieghi che mood si respira?

Ci piace stare insieme, si sta in tranquillità, si scherza, si ride. E' un ambiente caldo e confidenziale che ci dà la possibilità di stare rilassati. Un mondo dove svanisce la routine e la quotidianità, viaggiando virtualmente alla scoperta di nuovi lidi.

9. Gli Oniric nascono a Foglianise in provincia di Benevento, quella che sembra essere una delle province campane più musicalmente intriganti, voi sembrate dimostrarlo grazie alla pluralità dei vostri progetti musicali dentro e fuori gli Oniric. Per voi che la vedete da dentro questa zona, secondo voi, quali potenzialità ci sono e cosa dovrebbe cambiare?

Non tutti ancora affrontano la band con la mentalità giusta, e molte band dalle ottime capacità si perdono nei meandri dell'insicurezza dovuta al fatto di mettersi a fare cosa per cercare di attecchire sul pubblico di massa.

10. Anche Roma è una vostra zona franca musicale, ma balza agli occhi la data del 18 luglio del vostro concerto a Vienna. L'estero si rende più meritevole delle realtà emergenti?

E' bello suonare ovunque e divulgare la propria musica attraverso i concerti, scoprire nuove realtà, fare nuove esperienze. Attraverso internet ci siamo resi conto che all'estero vi è un'attenzione maggiore al movimento indipendente, pare che in Italia arriviamo sempre con un pò di ritardo.

11. Dopo Boulevard Cinéma è forse arrivato il momento di un full lengh?

Abbiamo molto materiale, ci farebbe molto piacere sottoporre il nostro progetto a una label e casomai iniziare a pensare alla realizzazione di un album, o al massimo autoprodurlo. 

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 09:17
02/06/2008

Avesse quattro milligrammi di sonorità in meno e sarebbe musica classica in purezza.Fatto sta che nell'aria c'è qualcosa di nuovo: lui è il pianista silenzioso, il pianoforte ( lo stile direi è quello di Arvo Pärt o
del John Cage più prossimo a Erik Satie) è accompagnato da un quartetto d'archi. Questo è Ólafur Arnalds, giovane promessa islandese della scena classica\indie dell'Islanda, lontano anni luce dai colleghi del filone Sigùr Ros ha un impianto classico e un tocco timidissimo e allo stesso tempo semisinfonico che a tratti non rinuncia ad una lieve ascendenza di minimalismo elettronico post rock. La sua musica che è una miscellanea - così dicono in Islanda - tra Nico Muhly e Johann Johannssonn


Giovanissimo, 21 anni appena, non lo lascia trasparire nella musica, ma il senso artistico in forma di gestazione si lascia avvertire, interessante ma non allo zenith delle possibilità.
Variations Of Static (2008) è la seconda prova della sua carriera, pubblicato per l'interessante label britannico Erased Tapes Records, si tratta piuttosto di un EP che rinvigorisce le idee del suo primo concept album Eulogy For Evolution (disco sulle stagioni della vita) da cui il tema splendido, la sua miglior composizione, si può dire, è 3055, pezzo recuperato e riadattato in veste più filtrata in Fok, brano di apertura di questo Variations of Static. Ama i cicli ripetuti questo Arnalds se non per qualche poca epifania a sorpresa. E' lento e oscuro come un adagio dalle parvenze alla Ludovico Einaudi in Le Onde o di un Chiaro Di Luna beethoweniano ma meno distinto e soffuso. Gioca di crepuscolarità e malinconia, come in Haust, quasi un preludio alla Philip Glass ma senza orchestra dove a dominare sono i violini, in un fare tragico.

C'è da lavorare ancora sulla struttura inizio-corpo-fine del pezzo, che deve avere un dinamicismo in più, va meglio con la formula del brano Lokaðu Augunum che con qualche inserto di voci robotiche, spezza l'atmosfera strumentale smuovendo le acque protendendosi verso il post rock (una sorta di decalcomania sonora, fosse solo classico non guasterebbe affatto) ed è ciò che si sente anche in Himininn Er Að Hyrnja, En Stjörnurnar Fara Þér Vel.

Album forse dai tratti laconici e schietti (d'altra parte è un EP), ha quella luccicanza particolare sulle note di Fok, ma man mano si perde in un disegno non ben definito,astratto e discontinuo.
E' una strada snodabile, può essere versatile Ólafur Arnalds, lo si sente nel più riuscito Eulogy For Evolution che ha quella lungimiranza in più. Staremo a vedere, ma c'è da prendere nota.
Non il solito groove alla Reykjavik. Bisogna solo aspettare del tempo (si spera) e se in Italia è ancora un baldo sconosciuto, in Germania,Inghilterra e Svizzera è già uno dei più apprezzati.
Se volete scoprirlo, al momento il suo profilo migliore resta il suo disco d'esordio, non c'è dubbio.

2008-Erased Tapes Records

►TRACKLIST

1. Fok
2. Við Vorum Smá
3. Haust
4. Lokaðu Augunum
5. Himininn Er Að Hyrnja, En Stjörnurnar Fara Þér Vel

►DISCOGRAFIA

Eulogy For Evolution (autoprodotto, 2007)
Variations Of Static (Erased Tapes Records, 2008)

► PER ASCOLTARE QUALCHE ESTRATTO SUL WEB:

http://www.myspace.com/olafurarnalds
http://www.lastfm.it/music/%C3%93 lafur+Arnalds
 

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 09:09
02/06/2008

Davvero,ti diverte, ti aguzza.Come quel titolo "Sinfonia Per Le Scarpe Da Tennis", no anzi,molto di più. Mai come ora mi sento di dire che è divertente, è un album divertente per le sue escrescenze sonore,il suo senso cristallino, il suo prog e i suoi inserti poppeggianti (dire easy non è azzardato, ma non guasta) e qualche assolo all'Abraxas, i tappeti acustici, le sue intese d'insieme nel simposio del suono con tanto di effetti a note ampie e un po' delay.
Associa contemplazione a lieve progressione ritmica con effetti a sorpresa,album sottile e con il passo felpato: ama quasi creare,talvolta, un vago loop ambient, pur rimanendo progressive in tutta la sua essenza, ma a suo modo, senza subire le influenze di nessuno. Il sound è particolare, ha quasi una mimica gestuale nei suoni per alludere alle immagini.

Un tuffo al passato. Stiamo parlando de Il Volo, fantomatica band anni 70' del progressive rock italiani di nicchia, "semisconosciuto" a suo modo. Era il 1974, tempo fecondo per fare musica per il gusto di farlo, tanto da creare line up creata da un ensamble di musicisti di prima linea (con tanto di casa discografica Numero Uno come marchio): c'è Mauro Lavezzi (ex Camaleonti e Flora Fauna Cemento) alla chitarra , Gianni Dall'Aglio (ex-Ribelli) alla batteria, Bob Callero (ex-Duello Madre e Osage Tribe) al basso, Gabriele Lorenzi (ex-Camaleonti e Formula 3) alle tastiere, Alberto Radius (ex-Quelli e Formula 3) alla chitarra capitanati da Vince Tempera (ex-Pleasure Machine).

Poco da dire, perché è un disco che ama parlare da solo e lo fa in maniera eclatante elegante e accessibile molto più di Essere O Non Essere, secondo e ultimo album de Il Volo (forse troppo avvezzo ai tecnicismi e meno diretto).

Ma veniamo a questa piccola perla: non sembra dei suoi tempi con questo suo sound monto avanti e a tratti minimalista,colpisce questa sottigliezza progressive molto strumentale dell'ouverture su La Zanzara è un mix tra esaltazione e scorrevolezza pulita e finissima, nasce poi l'estro testuale, si approccio al descrittivo in La Mia Rivoluzione, brano con i suoi contenuti sociali, ma senza appesantire grazie a questo innato spirito fluido che rende intriganti i groove alle percussioni e gli arpeggi senza rinunciare ad un'innata propensione ad un ascolto amalgamabile da tutte le orecchie mentre Tempera diventa un patinato ed etereo storyteller acquerellato quanto graffiante.

Vera goduria in quello stile surf da suite anni 60' da riff suadenti da far tremare i polsi, ma chi preferisce i brani d'autore di certo amerà Il Canto Della Preistoria con quel tono unplugged e quel timbro alla Lucio Battisti fino ai suoi 2.30 che fanno scattare qualche effetto in più che lascia prendere forma anche alla consistenza delle tastiere di Gabriele Lorenzi (che sanno molto di rifinitura ai fine dell'album,concentrato in altre vie).

Caratteristica è Primi Respiri, con quei suoi bassi e quei suoi sintetismi ritmici tutti in crescendo fino allo showgaze tra il free jazz elettronico e una notazione alla Mogol con quel finire leggero,un po' pop di Sinfonia Delle Scarpe Da Tennis.

Gran bel disco, ama le ombreggiature, le curvature sonore, le virate e quel senso più assoluto dell'evoluzione ritmica senza refrain degna del più inventivo progressive.

Disco curioso, possente e semplice…
Sbirciarlo ne vale la pena!

1974 - Numero Uno

►TRACKLIST

1. Come Una Zanzara
2. La Mia Rivoluzione
3. Il Calore Umano
4. Il Canto Della Preistoria
5. I Primi Respiri
6. La Canzone Del Nostro Tempo
7. Sonno
8. Sinfonia Per Le Scarpe Da Tennis.

►DISCOGRAFIA

Il Volo - Numero Uno,1974
Essere O Non Essere - Numero Uno,1975
 
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categoria : musica, elettronica, sperimentazioni, cantautori, progressive rock, dal passato, debutti, > il volo, easy listening

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 09:00
02/06/2008

 

 

Disco particolarissimo. Tutt'altro che metal, soprattutto. Aleatorio.Lungi dal chiamarlo ambient, è un concept sonoro con poche etichette,punto.

Lieve,per lo più qualche sussurro al piano, batteria elettrica soffusa effetti elettronici.

Lyckantropen Themes (2003) è figlio di un minimalismo elettronico norvegese sopraffino e di certe incidenze sui generis di Karlheinz Stockhausen sembrano essere affascinate oniricamente dalle intuizioni di Elektronische Musik anche se figlie del loro tempo, con una costruzione e linearità maggiore e più fluida.

Album - continuum da un tema all'altro, è realizzato sulla variazione di tre accordi su uno sfondo sonoro ovattato con fuggevoli effetti elettronici isolati. Interamente strumentale conserva un'atmosfera plumbea e sottile nella sperimentazione:accenni,echi remoti per un treno che pian piano comincia a correre in un flebile crescendo che si propaga dal palleggio in retrogusto di una palla da ping pong in sottofondo al Tema III fino all'apice del raggiungimento espressivo nel Tema VII che è la vera perla sottovoce dell'album con cui giunge a compiutezza la crepuscolarità dello studio delle note del disco per poi abbandonarsi nelle ultime due esecuzioni ad atmosfere più scomposte e plastiche.

Ulver (in norvegese "lupi") , per chi già li conosce sa quanto siano particolari, elettronici e norvegesi di fama riconosciuta tra le cult band dell'ambiente , che, quando fanno metal,black metal, parlano di troll e forze sovrannaturali,dell'essere umano e della natura, di concept album su William Blake ( è il caso di Themes from William Blake's The Marriage of Heaven and Hell) ma che sanno inventarsi fuggevoli sperimentazioni art rock,avant garde,trip hop e che con album come Bergtatt e Kveldssanger sono inspirati totalmente al folk dell'Europa del Nord.

Lyckantropen Themes nasce come colonna sonora ad un cortometraggio del regista svedese Steve Ericsson. Pellicola in cui la strumentazione del disco diventa una voce narrante,nel plot la crisi di un rapporto famigliare e il tema ricorrente della licantropia e dei lupi, con cui una bimba sogna suo padre .
Disco da non perdere, originale, un sussurro, un oltremodo. Intrigante.

2003 - Jester Records, The End Records

►TRACKLIST

1. Theme 1 - 1:21
2. Theme 2 - 1:37
3. Theme 3 - 7:12
4. Theme 4 - 2:13
5. Theme 5 - 4:48
6. Theme 6 - 2:41
7. Theme 7 - 2:38
8. Theme 8 - 4:16
9. Theme 9 - 5:49
10. Theme 10 - 3:44

►GLI ULVER SONO (in Lycantropen Themes):

Håvard Jørgensen (chitarra)
Torbjørn Pedersen (chitarra)
Erik Olivier Lancelot (batteria,flauto)
Hugh Steven James Mingay (basso)
Knut Magne Valle (chitarra)
Tomas Thormodsæter Haugen
Vegard Sverre Tveitan

►DISCOGRAFIA ESSENZIALE

1994 - Bergtatt - Et Eeventyr i 5 Capitler (Head Not Found, House of Kicks)
1995 - Kveldssanger (Head Not Found)
1997 - Nattens Madrigal - Aatte Hymne Til Ulven I Manden (Century Black)
1998 - Themes from William Blake's The Marriage of Heaven and Hell (Jester Records)
2000 - Perdition City (Jester Records, Audioglobe
2002 - Lyckantropen Themes (Jester Records, The End Records)
2003 - Svidd Neger (Jester Records)
2005 - Blood Inside (Jester Records)
2007 - Shadows of the Sun (Jester Records) 


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categoria : musica, elettronica, minimalista, suite, dallestero, concept album